LA BIBBIA NELLA VITA DELLA CHIESA. 4

IV – IL MAGISTERO

Sia nella Sacra Scrittura che nella Chiesa risuonano molte voci. Non è sempre facile discernere il genuino messaggio rivelato. A servizio di esso, il Signore ha posto il Magistero del papa e dei vescovi.

La Chiesa deve custodire e interpretare la Sacra Scrittura. Ora, il compito di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta (Bibbia) o trasmessa (Tradizione) è affidato al solo vivo Magistero della Chiesa e solo il Magistero può svolgere questo compito, perché esercita l’autorità nel nome di Cristo.

Magistero” viene dal latino “magisterium”, da “magister” = maestro, insegnante. Nella dottrina cattolica esso indica la funzione di insegnare che, per istituzione di Cristo, è propria del collegio episcopale o dei singoli vescovi, uniti in comunione gerarchica con il Sommo Pontefice. Questi è il successore di Pietro, come i vescovi sono i successori degli Apostoli; c’è quindi una linea ininterrotta che salda l’insegnamento degli Apostoli a quello dei vescovi e del papa. Il contenuto di tale insegnamento riguarda la Sacra Scrittura, la Tradizione, i principi morali e i vari aspetti della realtà umana, in quanto lo esige la salvezza dell’anima.

Compito del Magistero è:insegnare autenticamente la dottrina ricevuta dagli Apostoli, custodirla, difenderla dalle deformazioni e deviazioni,segnalare le eresie, proclamare il messaggio evangelico, interpretarlo autenticamente,proporre, con l’autorità avuta da Gesù Cristo, nuovi approfondimenti, esplicitazioni ed applicazioni della dottrina rivelata.

Gesù si è impegnato ad accompagnare “fino alla fine del mondo” (Mt.28,20) gli annunciatori del vangelo, da Lui stesso inviati, assicurando l’assistenza dello Spirito santo, per condurre i discepoli alla verità tutta intera e sostenere la loro testimonianza di fede (cfr. Gv.14,16-19). Un simile ufficio non rende il Magistero padrone e giudice della Parola di Dio, ma il suo rapporto con la Parola è piuttosto di tipo “ministeriale”, cioè di servizio.

Come dice la Dei Verbum n.10, “il Magistero non è superiore alla Parola di Dio, ma ad essa serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l’assistenza dello Spirito santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella Parola, e da questo unico “deposito della fede” attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio”.

.Quanto poi ai “soggetti” del Magistero, esso è chiamato:

1° – episcopale, quando è espresso nella sua “Chiesa particolare” dal singolo vescovo, in comunione gerarchica con il successore di Pietro e con gli altri vescovi;

2° – papale, quando ha come soggetto il vescovo di Roma nella sua qualità di pastore universale della Chiesa;

3° – collegiale, quando ha come soggetto la totalità collegiale dei vescovi, insieme con il papa.

Quanto invece alla modalità di esercizio, il Magistero può essere:

ordinario: vi rientra l’insegnamento della verità cristiana che viene impartito dalla Chiesa docente attraverso la catechesi, la predicazione, le lettere pastorali, etc., cioè tutte quelle forme, modalità, vie, mezzi utili a condurre i fedeli a quei misteri centrali della salvezza, cui è chiamata la comunità dei credenti. In pratica il Magistero ordinario coincide con la via abituale attraverso cui la dottrina cristiana viene annunciata. “Il Magistero ordinario e universale del papa e dei vescovi in comunione con lui insegna ai fedeli le verità da credere, la carità da praticare, la beatitudine da sperare” (CCC 2034).

straordinario o solenne: si ha quando una dottrina è non solo insegnata, ma “definita” da un concilio ecumenico o dal papa che si pronuncia “ex cathedra”; questa espressione indica il magistero del papa quando esercita ufficialmente le sue funzioni di maestro della Chiesa universale.

Si è prima parlato di interpretazione autentica della Parola di Dio. Ora, come avviene tale interpretazione? E’ noto che nel corso della storia della Chiesa si sono via via fatte affermazioni di fede circa il mistero di Cristo che hanno aggiunto espressioni inedite al “Credo” della Chiesa.

La Tradizione progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito santo. Ma che cosa significa esattamente che c’è un progresso nella Rivelazione ? Non significa che progredisce la Rivelazione in quanto tale, ma progredisce “l’intelligenza”, cioè la comprensione di essa e la sua presa di possesso mediante formulazioni delle verità di fede sempre più chiare ed esplicite.

Infatti il Magistero esplicita ciò che era implicito nelle fonti della Rivelazione (Bibbia e Tradizione). Prendiamo ad esempio, Giov.1,14: “Il verbo si è fatto carne”.In questa affermazione sono implicitamente contenute delle verità di fede che sono state solo successivamente affermate esplicitamente: il Cristo ha la natura umana; Egli ha corpo, anima, intelligenza e volontà umane. Oppure il Magistero rischiara ciò che era contenuto oscuramente nelle fonti della Rivelazione. Così, partendo dai dati della Scrittura sui privilegi di Maria, la Chiesa ha compreso e definito più chiaramente alcuni punti, ha visto più nettamente le dimensioni di certi fatti fondamentali (Maria Madre di Dio, nuova Eva, associata al Cristo nella vittoria sul peccato e sulla morte) e ha definito l’Immacolata Concezione e l’Assunzione di Maria. In tutti questi casi non si tratta di novità assolute, ma di un recupero di prospettive, di una percezione più precisa di tratti già esistenti, grazie ad un’illuminazione più penetrante.

Vi è dunque un’interpretazione della Rivelazione, ma nessun cambiamento di significati. La Chiesa scopre poco a poco le dimensioni del mistero rivelato. Ogni epoca apporta una nuova illuminazione, grazie alla quale dei punti oscuri diventano manifesti, o un dettaglio nascosto si svela. Ma più si scopre, più è la stessa cosa: come un viso che esce dalla penombra verso la luce.

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