
3° TAPPA: LA REDAZIONE DEI VANGELI
Il 3° periodo corrisponde alla nascita dei vangeli scritti e quindi si estende a tutto il 1° sec. d. Cr.
Gli evangelisti, che non sono testimoni diretti della vita di Gesù, organizzano il materiale che ricevono dalla tradizione, ciascuno in modo autonomo (redigono 4 vangeli), ma salvaguardando due criteri: a) presentare per la fede il volto autentico del Signore; b) rispondere alle svariate esigenze e problemi delle comunità per le quali scrivono il vangelo. Come si può immaginare, nel passaggio dalla mentalità giudaica a quella cristiana, parecchi erano i problemi emergenti: il sabato aveva ancora valore per il cristiano? Bisognava praticare il digiuno come facevano i farisei? Come comportarsi con i peccatori? Era superata la legge mosaica del divorzio? Etc.
L’insieme dei 4 vangeli costituisce “il vangelo” che significa “lieta notizia” o “lieto messaggio; e la lieta notizia è questa: “Gesù è venuto sulla terra e ci ha salvati con la sua morte e resurrezione”. Come nota B. Maggioni, “il vangelo è sicuramente il libro fondamentale per la conoscenza di Gesù, della sua vita e del suo messaggio religioso.Come libro sacro dei cristiani e come fonte e alimento della loro fede, è stato, ed è ancor oggi, il testo più letto, più studiato, più meditato di qualunque altro. Nonostante siano trascorsi ormai 2000 anni dalla stesura, conserva tutta la sua attualità, perché la vicenda e l’insegnamento di Gesù di Nazaret hanno avuto una risonanza vastissima nella storia e continuano ad essere il riferimento obbligatorio per chiunque vive un’esperienza umana e di fede”.

I vangeli costituiscono un genere letterario nuovo e inedito, un “unicum” nell’ambito della letteratura mondiale; essi infatti non si propongono di stendere una biografia di Gesù, come si farebbe per una grande personalità del passato, ma sono un modo per annunciare chi è Gesù ora, non chi era. Sono un invito a incontrare e seguire adesso Gesù realmente presente, qui e ora. Lo si vede ad esempio, in Matteo 8,25, dove i discepoli, in pericolo a causa di una tempesta, dicono: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”
Con il termine “Signore” intendono non solo il Gesù storico, ma il Cristo risorto, che può salvarli perché è Dio. E’ questo un riflesso della comunità postpasquale, che si rivolge al Signore nella preghiera perché anche ora Egli la salvi dal pericolo.

Nelle tre tappe della formazione dei vangeli abbiamo sottolineato che ogni fase è in stretta relazione con la comunità al cui interno si è trasmessa la tradizione orale e scritta (che ha alla base la garanzia dei testimoni oculari) e poi si è composto il vangelo finale. In ogni caso i vangeli ci offrono, nella sostanza, non necessariamente le precise parole di Gesù, ma certamente quello che è stato il contenuto della sua predicazione e i fatti più importanti della sua vita, tramandati in forme un po’ diverse tra loro dai quattro evangelisti. Ecco perché abbiamo 4 vangeli e non uno: 3 detti “sinottici” e il vangelo di Giovanni che ha un’impostazione tutta diversa.
E’ evidente che tra i 4 testi ci sono molti “doppioni”.Viene giustamente da chiedersi: perché la Chiesa delle origini non li ha unificati, stabilendo un solo testo evangelico? Molto saggia è stata la decisione della Chiesa primitiva di mantenere il “vangelo quadriforme”, senza sopprimere le parti non comuni, proprio perché nei vangeli tutto è Parola di Dio, Rivelazione e in qualche modo riporta aspetti differenti della vita di Gesù. Ci rendiamo allora conto che probabilmente è stato Egli stesso a volere che le cose andassero così. Paradossalmente, di Gesù, che è il “fondatore” del cristianesimo, non abbiamo una sola parola scritta, anche se il Nazareno sapeva benissimo scrivere (come si vede ad esempio in Giov.8 – episodio dell’adultera).

Allora è stata una sua scelta quella di non lasciarci un unico testo; Egli non ha elaborato un’espressione unica del suo messaggio, né ci ha lasciato un proclama o un solo testo ben preciso, come ad esempio il Corano scritto da Maometto.
Il Maestro ha piuttosto voluto che i suoi discepoli applicassero il suo “evangelo” (= lieta notizia) alle diverse situazioni in cui si sarebbero venuti a trovare. Così i 4 vangeli sono dissimili perché nati e cresciuti in 4 comunità differenti, con situazioni e contesti assai diversi gli uni dagli altri.
Pertanto il “vangelo” ha una ricchezza quasi infinita, perché viene ripreso e vissuto in svariatissime situazioni e ciascuna di esse dimostra come ha “coniugato” la Parola di Gesù con la situazione vissuta.
Possiamo dire che tutto il Nuovo Testamento nasce da una “rilettura ecclesiale” (delle comunità cristiane) del messaggio evangelico.
3. Fine