LA SAPIENZA: ULTIMO LIBRO DEL PRIMO TESTAMENTO

L’ultimo libro del Primo Testamento, scritto interamente in greco, è il libro della Sapienza, che è detto inter-testamentario, cioè appartenente al periodo tra i due Testamenti. Infatti è stato scritto grosso modo dal 50 a. Cr. al 50 d. Cr., quindi pensate già vivente Gesù.

Per questo testo cambiamo completamente zona, siamo ad Alessandria D’Egitto, sede di un grosso insediamento ebraico della “diaspora”, termine che significa la dispersione degli ebrei al di fuori della terra di Israele:un saggio ebreo imbevuto della cultura greca (siamo nel periodo ellenistico), affronta il problema della morte del giusto e gli dà una risposta nuova anche utilizzando il contributo della cultura del tempo. Anche qui si vede che, come sempre, la Bibbia si rapporta al tempo storico. Tutti, credo, abbiamo presente quel bellissimo capitolo 3 della Sapienza che spesso viene letto durante la liturgia dei defunti e cioè: “ le anime dei giusti sono nelle mani di di Dio”… essi sono nella pace…La loro speranza è piena di immortalità. “ E’ la prima volta che questo termine “immortalità” compare nella Bibbia ed è un evidente apporto della filosofia platonica, secondo cui l’uomo è costituito da un corpo che è un po’ il carcere della sua anima, e dall’anima, che è la vera essenza dell’uomo: essa con la morte si libera dal “carcere” del corpo e continua a vivere per sempre, è immortale. Ovviamente non c’è un’accettazione acritica di questa tesi, perché per l’ebreo il corpo non è la prigione dell’anima, bensì opera positiva di Dio; anche l’ebreo del 1° sec. a. Cr. conosce la resurrezione. E quindi nella Bibbia, per immortalità, si intende la continuità di una unione, di una comunione con Dio che la morte non spezza (come invece si pensava al tempo del libro di Giobbe).

Non solo, ma qui troviamo un’altra soluzione anche per gli empi, rispetto alla sapienza tradizionale, la quale diceva: Dio premia i giusti e punisce gli empi. E qui si dice: è vero che nella vita storica dell’uomo può succedere che il giusto muoia prematuramente e l’empio si goda a lungo la vita, purtroppo questo è vero, ma – ricorda l’autore della Sapienza – anche per loro verrà la resa dei conti e allora tutta la loro ricchezza e superbia sarà passata come ombra, e notizia fugace, come nave che solca l’onda agitata e del cui passaggio non resta alcuna traccia. La speranza dell’empio è come pula portata dal vento e come fumo dal vento viene dispersa, si dilegua come il ricordo dell’ospite di un solo giorno (cfr.Sap.5,9-14). In sostanza: una vita terrena di sofferenza, ma vissuta santamente, avrà presso il Signore una ricompensa, mentre l’empietà condurrà i suoi seguaci all’annientamento dei loro sogni e alla loro fine.

Dopo questa 1° parte (capp.1-5), il libro presenta una 2° parte (capp.6-9) in cui l’autore espone l’origine e la natura della sapienza, e i modi per poterla ottenere. Infine, nella 3° parte (capp.10-19), viene magnificata l’opera della sapienza e di Dio nella storia del popolo eletto, insistendo sul momento fondamentale di questa storia: la liberazione dall’Egitto. Una lunga digressione (capp.13-15) contiene una critica serrata contro l’idolatria.