
I protestanti, affermando di attenersi alla Sacra Scrittura, rigettarono l’insegnamento della Chiesa cattolica e, in particolare, hanno rivoluzionato la nozione stessa di sacramento. I nostri fratelli separati hanno ridotto i sacramenti praticamente a quello che noi chiamiamo un «sacramentale»: un atto esterno, un segno sensibile, un simbolo, senza efficacia intrinseca. Qualcosa di esterno capace di suscitare in noi qualche buon sentimento, qualche atto di fiducia nei meriti del Cristo; questi meriti ci vengono applicati, coprendo, non cancellando i nostri peccati.
Si tratta, come vedete, di un punto fondamentale della dottrina rivelata. Risaliamo pure alle fonti; studiamo i sacramenti alla loro origine, per rilevare come l’insegnamento perenne della Chiesa cattolica risponda effettivamente ai dati trasmessici dagli apostoli e dagli altri autori ispirati.
Risaliamo all’insegnamento, ai comandi dello stesso Redentore, all’insegnamento e alla prassi dei primi apostoli, di san Paolo, alla vita della Chiesa primitiva.
Ebbene, nel Nuovo Testamento, noi risentiamo con chiarezza, il duplice aspetto costitutivo del sacramento: un segno sensibile e intrinsecamente efficace, veramente santificatore.
Quel che ci interessa rilevare è il secondo aspetto, davvero essenziale: un segno che effettivamente dona la grazia, che opera per se stesso.
Possiamo facilmente renderci conto della divergenza al riguardo tra noi e i nostri fratelli separati, se consideriamo il battesimo dei bimbi. Se questo rito esterno, da sé, intrinsecamente, applica i meriti della redenzione, da sé, intrinsecamente, ci rinnova, ci fa rinascere spiritualmente, donandoci questa partecipazione della stessa vita divina, che è la vita soprannaturale della grazia, allora, è evidente, è logico che il sacramento del battesimo sia conferito ai bambini, incapaci di sentimenti personali. Se, invece, nulla conferisce direttamente e da sé, ma rimane qualcosa di semplicemente esterno che dovrebbe soltanto suscitare dei buoni sentimenti, favorevoli disposizioni, allora è affatto inutile concederlo ai bambini.
Fortunatamente, come vedremo più giù, tra gli stessi protestanti, questo caso del battesimo dei bimbi o – come dal greco essi amano dire – del pedobattesimo, ha suscitato recentemente una vivace discussione; essa ha condotto a un riesame dei testi biblici, e ha fatto concludere alla necessità di rivedere la stessa definizione di sacramento, messa su polemicamente ed astrattamente dalla riforma protestantica.
E’ un fatto molto significativo e, dopo secoli, sostanzialmente si ritorna alle posizioni cattoliche così leggermente rigettate.
In realtà, si resta davvero perplessi, meravigliati, quando si scorrono le pagine del Nuovo Testamento; le parole di Gesù, l’insegnamento degli apostoli, la prassi della Chiesa primitiva, esprimono con chiarezza la natura, l’efficacia dei riti che noi chiamiamo «sacramenti». Per due di essi, in particolare, c’è una vera messe di testi; basterebbe fermarsi al battesimo e all’Eucaristia; e, dalla chiarissima dottrina che ne risulta, trarre le dovute conseguenze, anche per gli altri.

I sacramenti nel Nuovo Testamento
L’essenza e lo scopo della risurrezione sono spesso espressi da Gesù medesimo e dagli apostoli: «Io sono venuto perché gli uomini abbiano la vita, e l’abbiano in maniera sovrabbondante» (Gv. 10, 10). «In principio era il Verbo … In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini … A quanti lo accolsero egli diede il potere di divenire figli di Dio… Ad essi che nascono da Dio» (Gv. 1, 1-14). «lo sono la vite, voi i tralci» (Gv. 15, 5).
Questa vita ci è comunicata mediante i sacramenti.
Il battesimo, è la porta d’ingresso; costituisce l’innesto al Cristo; ci fa rinascere; rimette i peccati. E’ l’inizio della vita soprannaturale.
La prima parola di Gesù, netta, chiarissima, sul battesimo, sulla sua efficacia intima, sulla sua assoluta necessità, la troviamo nel colloquio con Nicodemo (Gv. 3, 1-15), tenuto a Gerusalemme, in occasione della Pasqua, all’inizio del suo ministero. Il regno di Dio, che il Messia è venuto a fondare, è un regno di natura spirituale; il Messia non era il re, atteso dai giudei, ai quali avrebbe donato un impero che avrebbe preso il posto di quello romano, assoggettando loro tutti gli uomini, ma un Messia tutto inteso a salvare le anime, un Messia che per essi immolerà se stesso, vittima di espiazione sulla croce. Se si tratta di un regno dello spirito pertanto, è necessario, per parteciparvi, per potervi entrare, un rinnovamento intimo delle disposizioni, della mentalità, tale da adeguarci alla vita nuova portata da Gesù. «Se uno non rinasce per mezzo dello Spirito Santo e dell’acqua, non può entrare nel regno di Dio». E’ richiesta una nuova nascita, una nascita dall’alto (è la stessa cosa), diversa da quella per cui siamo immessi nella comunità degli uomini.
A quest’ultima, comunità razziale, naturale, c’immette una nascita di eguale natura: per il regno soprannaturale, per ottenere la partecipazione alla vita divina è necessaria una nascita o rinascita di natura soprannaturale: opera dello Spirito Santo e del rito esterno. Il lavacro esterno opera tale rinascita, cancella ogni peccato, c’incorpora al Cristo: il lavacro esterno che opera insieme allo Spirito Santo.
Tale azione interiore è espressa, con mirabile energia, dal precursore Giovanni, il battezzatore, quando distingue con chiarezza e precisa la natura del suo rito, da quella del rito che il Cristo istituirà e comanderà alla sua Chiesa.
«Io vi battezzo nell’acqua per prepararvi alla penitenza; ma colui che viene dopo di me è più potente di me; a lui io non sono neppur degno di portare i calzari: egli (Gesù) vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco» (Mt. 3, 11; Lc. 3, 16).
La purificazione interiore che solo può essere realizzata dallo Spirito Santo, nel battesimo istituito dal Cristo (vi battezzerà, vi immergerà nell’acqua), è paragonata alla purificazione che il fuoco opera, il rito conferito da Giovanni dispone soltanto alla penitenza; ad esso, egli oppone il battesimo che Cristo ordinerà di conferire, battesimo che purifica interiormente, per la virtù divina datagli dal Redentore.
«Tutti noi siamo stati battezzati in un unico spirito, per formare un sol corpo» (1 Cor. 12, 13). «Voi siete infatti tutti figli di Dio, per la fede nel Cristo Gesù. Perché voi tutti che siete andati al Cristo mediante il battesimo, avete rivestito il Cristo. Non c’è più né giudeo né gentile, non c’è più né schiavo né libero… perché voi tutti siete uno (una sola cosa) nel Cristo Gesù» (Gal. 3, 26-28).
E rileggiamo le pagine bellissime dello stesso apostolo Paolo nella lettera ai Romani, circa il simbolismo e l’intrinseca efficacia del battesimo.
Per dimostrare l’universalità e l’efficacia della redenzione del Cristo, unica fonte di vita, l’Apostolo istituisce il parallelismo tra l’opera nefasta di Adamo peccatore, capo e iniziatore dell’umanità decaduta e l’opera del Cristo, antitipo, capo e causa dell’umanità riscattata. Si contrappongono due rapporti di solidarietà efficaci: Adamo – tutti gli uomini; Cristo – tutti gli uomini. La prima solidarietà stabilisce il regno del peccato e della morte, la seconda quello della grazia e della vita.

La salvezza è offerta a tutti gli uomini, mediante l’adesione volontaria al Cristo (cf. Rom. 3, 21-31). Tale adesione è l’unica condizione sufficiente e necessaria perché ogni uomo, a qualsiasi razza appartenga, si appropri dei benefici reali della redenzione, partecipi di questo dono, elargitoci così amorevolmente da Dio.
In realtà (Rom. 5, 12-21), la redenzione ha ricondotto l’umanità allo stato di figli di Dio, liberandola dalla schiavitù del peccato, abolendo l’impero della morte (quale separazione da Dio). Peccato e morte universali per la disobbedienza di Adamo: grazia e vita, universali, a tutti offerte e possibili, purché lo vogliamo, per l’obbedienza redentrice del Cristo. Il peccato e la morte fluivano dalla solidarietà naturale (o di natura) di tutti gli uomini con il loro capostipite; la grazia e la vita sono effetto della volontaria solidarietà nostra col nuovo capostipite della nuova umanità.
Solo che l’efficacia della redenzione è infinitamente superiore a quella del primo peccato.
La vita cristiana ha pertanto inizio ed unico sostentamento nell’unione intima col Cristo Gesù: «Io sono la vite e voi i tralci». L’innesto al Cristo avviene nel battesimo, mediante il battesimo (Rom. 6), imitazione della morte e della risurrezione di Gesù, il quale è sempre causa efficiente ed esemplare della nostra salvezza.
L’immersione nell’acqua, simbolo della morte e della sepoltura di Gesù, significa la morte dell’uomo vecchio, sepolto sotto l’acqua; uscendo dal bagno, emergendo dall’acqua, come il Cristo dal sepolcro, il cristiano ha ricevuto nel battesimo una vita nuova.
Come il Cristo è morto ed è risorto, così ogni uomo, per ricevere la vita, deve morire e risorgere: morire al peccato, alla mentalità del passato, mondana e terrena; risorgere alla nuova vita soprannaturale recataci da Gesù e sostanziata dalla fede, dalla speranza e dalla carità.
L’immersione nell’acqua rappresenta misticamente questa morte; l’uscita da essa, compiuto il rito battesimale, rappresenta l’inizio di questa nuova vita, già conferita all’anima dal sacramento ricevuto.
Il cristiano battezzato si è consacrato al Cristo. Deve quindi rendere perenne questa pasqua, questo passaggio dalla morte alla vita, come unica e perenne è la gloria del Cristo. Innestati al Cristo, i battezzati formano con lui un sol corpo, devono pertanto essere membra sante; il peccato non deve mai più regnare su di loro.
Ecco il «sacramentum», l’impegno solennemente giurato. Un impegno che dobbiamo curare, giorno per giorno, per tutta la nostra vita. Nulla vi è di decisivo in noi, di immutabile finché viviamo: si può sempre passare dal male al bene e, purtroppo, dalla vita soprannaturale, d’intima adesione a Gesù si può ritornare al peccato.
La libertà è il nostro vanto, la fonte del nostro merito, ma insieme il pericolo, sempre latente e continuo, per la nostra fragilità.
Il battesimo dunque è la porta di ingresso e non si può passare se non per questo lavacro di rigenerazione, come lo chiama san Paolo nella lettera a Tito (3, 5 ss.). Prima che apparisse il Cristo noi eravamo peccatori, ignoranti specialmente nelle cose di religione, brancolavamo nel buio. Ora, dopo che è apparsa la benignità, l’umanità di Gesù, abbiamo ricevuto la luce, la vita. San Paolo identifica redenzione e benevolenza di Dio verso di noi. Benevolenza verso di noi, rinati per mezzo del lavacro che opera la rigenerazione: una nuova nascita, per cui il cristiano è definito, altrove, dallo stesso apostolo: «Una nuova creazione» (Gal. 6, 17). C’è tutto un mutamento di idee, di mentalità; è il lievito immesso dal Cristo, che tutto trasforma. Si pensi al discorso del monte, con quei paradossi che tanto colpiscono scrittori e pensatori.
E’ la nuova nascita necessaria per far parte del regno di Dio (Gv. 3, 4-7); primo effetto benefico e immediato della redenzione; a tutti coloro che mediante la fede aderiscono al Verbo, questi concede il grande dono di divenire «figli di Dio» (Gv. 1, 12 ss.). Dono che si riceve per mezzo del battesimo (Gv. 3, 7; Tit. 3, 5 «Bagno di rigenerazione»).
Cristo ne è la causa efficiente con la sua morte e risurrezione (1 Pt. 1, 4) e insieme causa esemplare, ché il battesimo per immersione rappresenta appunto la morte e la nuova vita del battezzato (Rom. 6, 4; Col. 2, 12 ss.). Questi diviene un «uomo nuovo» (2 Cor. 5, 17; cf. Gal. 6, 17), partecipe della natura divina (2 Pt. 1, 4).
Per quaranta giorni, il Cristo dopo la risurrezione si intrattenne visibilmente con gli apostoli, parlando loro del «regno di Dio» (Atti, 1, 3). Esplicitamente, san Leone Magno (Sermo I in Ascens.), così si esprime: «Magna in eis (in quei giorni) confirmata sacramenta, magna revelata sunt mysteria». Gesù diede agli apostoli le istruzioni necessarie per la vita della Chiesa; e, prima di tutto, diede le ultime precisazioni sui mezzi da lui stabiliti per comunicare la vita, scopo della redenzione: «Io sono venuto perché gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in maniera sovrabbondante». Siamo edotti esplicitamente per il battesimo, per l’Eucaristia, per l’Ordine e per il sacramento della Confessione o della penitenza.
Mt. 28, 19: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra». Questo potere trasmetto a voi, dice il Risorto agli apostoli. «Andate, dunque, e rendete a voi soggette tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo; insegnando loro ad osservare quanto vi ho comandato. Ed io sarò con voi, sempre, fino alla fine del tempo».
Mc. 16, 15 ss. «Andate per tutto il mondo, predicate l’Evangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato».
La prassi della Chiesa primitiva risulta dagli Atti e dagli altri scritti ispirati. I primi cinquemila che aderiscono alle parole di Pietro nel giorno stesso della Pentecoste (Atti, 2, 37 ss.), domandano: «Cosa dobbiamo fare?». E san Pietro: «Fate penitenza, convertitevi e ciascuno sia battezzato nel nome di Gesù Cristo (espressione della fede piena in Gesù), sí da ottenere la remissione dei vostri peccati; e riceverete così il dono celeste che è lo Spirito Santo».
I testi evangelici, il precedente e gli altri testi degli Atti, parlano sempre di adulti. Per questo è espressa la necessità della preparazione degli animi mediante il riesame della propria coscienza, e la necessità dell’esplicita adesione al Cristo, dell’accettazione integrale dell’Evangelo.
Il battesimo è amministrato, sempre, anche quando il Signore con qualche miracolo ha testimoniato dell’adesione di un’anima al cristianesimo: così nel caso del centurione Cornelio (Atti, 10, 44-48), così per Saulo, appena convertito (Atti, 9, 18).
L’interna efficacia del battesimo è confermata, infine, dal suo conferimento ai neonati. Negli Atti si parla di intere famiglie battezzate (16, 16.33; 18, 8; cf. ancora 1 Cor. 1, 16); se si considerano gli usi del tempo, il vivo concetto di solidarietà allora vigente, l’ammissione dei bimbi ai misteri pagani insieme ai loro genitori, l’analogia con la circoncisione, si può asserire con certezza che nelle espressioni degli Atti: «con tutta la loro famiglia», «con tutta la loro casa», sono compresi i bimbi. A partire da sant’Ireneo (Adv. Haeres. Il, 22, 4), inoltre, il battesimo dei bimbi è attestato esplicitamente come prassi abituale nella Chiesa primitiva.
1.continua